Sei allergico o intollerante? Scopri la differenza

Pubblicato il 17 ottobre 2014 | Categoria: Allergie e intolleranze, Featured, Intolleranze e diete

Molto spesso si fa confusione tra allergie e intolleranze alimentari. I concetti sono molti diversi, benchè i sintomi siano in gran parte correlati tra loro.

Ma quali sono le differenze?

L’allergia è una reazione eccessiva da parte del sistema immunitario verso agenti estranei, gli antigeni. In realtà, sarebbe più appropriato parlare di allergene che, percepiti come minaccia sono attaccati dalle difese immunitarie. La produzione di anticorpi da parte del nostro organismo, a contatto con l’allergene, fa si che si scateni una reazione che determina la fuoriuscita di istamina, che provoca la reazione allergica. L’intolleranza, invece, non coinvolge il sistema immunitario, ma si manifesta quando il corpo non riesce a digerire alcune sostanze, in seguito all’assunzione abbondante di un determinato alimento. A differenza degli allergici, gli intolleranti possono assumere piccole quantità dell’alimento incriminato senza sviluppare sintomi (fanno eccezione gli individui sensibili al glutine e al solfito).

Facciamo un esempio

Se il sistema immunitario di un soggetto è allergico alle fragole, al primo boccone reagirà in maniera esagerata. Questo significa che anche una sola fragola viene percepita come elemento estraneo e pericoloso per l’organismo. Se invece una persona è intollerante alle fragole e ne assume una quantità molto piccola, una o due, non ci sarà nessuna reazione a livello cutaneo. Ma nel momento in cui il soggetto mangia una dose abbondante di questi frutti, l’alimento non riesce più ad essere digerito: di conseguenza si registreranno effetti a livello cutaneo.

Intolleranza enzimatica e farmacologica

Esistono due tipi di intolleranze: quella enzimatica e quella farmacologica. La prima si manifesta proprio perché viene a mancare un enzima coinvolto nella digestione. È il caso, ad esempio, dell’intolleranza al lattosio
. Per “farmacologica” s’intende un’intolleranza in cui il soggetto è sensibile ad alcune sostanze che si trovano nell’alimento, come ad esempio gli alimenti ricchi di tiramina.

Ma cosa accomuna allergie e intolleranze?

Abbiamo detto che i due concetti sono diversi tra loro, ma ci sono alcuni fattori che li accomunano, come la sintomatologia. Comune a tutti e due sono gli effetti che si manifestano, come diarrea, dolori addominali, gonfiore allo stomaco, prurito, etc. Di sicuro i sintomi che si manifestano con un’allergia possono essere più gravi rispetto ai sintomi di un’intolleranza. Molte volte infatti possono causare problemi respiratori, cardio respiaratori, fino alla forma più grave dello shock anafilattico che, se non si interviene immediatamente con farmaci specifici, può provocare coma e anche morte.

L’intolleranza che si credeva un’allergia

Molto spesso si verificano delle forme di intolleranza che posso essere confuse con forme di allergia, in quanto caratterizzate da elementi che si trovano in entrambi i disturbi. Si parla in questo caso di pseudo-allergie. Queste particolari intolleranze, che rientrano nella categoria “intolleranze farmacologiche”, vengono definite come una sorta di allergia dovuta alla produzione di istamina in seguito all’ingestione di un alimento, come ad esempio, crostacei, cioccolato, pomodori, pesce. Questi sono tutti alimenti definiti “sostanze istamino-liberatrici”.

Rimedi

Ma come è possibile risolvere il problema dell’allergia e dell’intolleranza? Per quanto riguarda un soggetto allergico, l’alimento “scatenante” dovrà essere eliminato completamente dalla dieta. In caso di intolleranza, sarà necessario non esagerare nelle dosi, ma continuare comunque ad assumere quel determinato alimento. Spesso viene suggerita l’astensione totale per brevi periodi, per poi reintegrarlo gradualemnte nell’organismo.

Curiosità

In Italia, il 60% della popolazione è intollerante al lattosio. Tre persone su quattro non sospetta minimamente di esserlo e continua ad assumerne sottovalutando la propria intolleranza. È opportuno sottoporsi a dei test di intolleranza alimentare regolarmente, per evitarne le conseguenze. Questi vanno dai problemi intestinali a problemi digestivi fino all’insonnia. Molto spesso questi disturbi vengono attribuiti ad altre cause, difficilmente riconducibili a problemi di intolleranze o allergie.

Ma qual è la dieta corretta?

Una volta appurati i sintomi di allergia o intolleranza, sarà necessario seguire una dieta corretta. Fondamentale è il supporto di un nutrizionista per l’assunzione dei giusti alimenti. La soluzione è una dieta genetica, cioè tarata sulle caratteristiche della persona e sullo stato di salute. L’analisi dei geni insieme ad una dieta personalizzata è consigliata per chi deve seguire un’alimentazione controllata, sia in caso di allergie che di intolleranze.

Oltre alla dieta si eseguono anche alcuni metodi per accertarsi della veridicità dell’allergia/intolleranza. Quali sono?

  • test cutanei (introduzione sottocutanea di estratti di alimento per verificare reazione)
  • test RAST (radioallergoassorbimento): non è altro che l’insieme di campioni di sangue del paziente con estratti di alimenti per valutare la risposta del sistema immunitario. Il dottor Maurizio Gallimberti spiega esattamente di cosa si tratta: “L’esame del sangue è principalmente volto alla ricerca, nel tuo circolo sanguigno, di anticorpi agli allergeni specifici. Verrai sottoposto ad un test chiamato RAST (RadioAllergoSorbent Test, cioè test radioallergoassorbente) che cerca la quantità di IgE nel sangue in circolo (ovvero la presenza di immunoglobuline E che è la conferma di una reazione allergica in atto). Altri test effettuati sul sangue cercano la quantità di immunoglobuline (elettroforesi sierica) e la quantità di eosinofili (un aumento di eosinofili è un altro indizio a favore di un’allergia in atto). A differenza dei test cutanei, i risultati dell’esame del sangue richiedono alcuni giorni di lavorazione nel laboratorio specialistico”.
  • test in doppio cieco con controllo di placebo (DBPCH): l’allergene sospetto è inserito in una capsula o nascosto in un alimento somministrato al paziente.